Il 7 aprile, sul servizio di messaggistica X è apparso un titolo falso che suggeriva che il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump stava prendendo in considerazione una pausa di 90 giorni per il suo programma di tariffe “reciproche”. Dopo cinque giorni di turbolenze, per gli investitori assetati di buone notizie il post è stato una manna dal cielo: finalmente le nubi si stavano diradando e si era manifestato qualcosa di positivo. La risposta è stata tanto netta quanto decisa: in un batter d’occhio l’S&P 500 ha guadagnato il 3,4%.
Sfortunatamente, la buona notizia non è durata e presto si è sparsa la voce che il post era falso. La Casa Bianca ha smentito e la svendita è iniziata. In sette brevi minuti, uno yo-yo di speranza e disperazione ha visto una capitalizzazione di 2,4 miliardi di dollari aggiungersi all’S&P 500 e poi annullarsi con altrettanta rapidità.
La stessa notizia è stata diffusa più tardi nel corso della stessa settimana. Si è verificato un altro enorme rally di mercato (4,3 miliardi di dollari aggiunti alla capitalizzazione di mercato dell’S&P 500 nel giro di un giorno), ma questa volta la notizia era reale e il rally ha retto.1
La morale della storia è che viviamo in tempi incerti dove la volatilità (almeno per ora) è l’unica costante.
Dove dovrebbero rifugiarsi gli investitori? Se gli asset di tutti i settori sono soggetti a oscillazioni violente – compresi quelli percepiti come potenziali beni rifugio – è difficile non sentirsi soggetti ai capricci di una volatilità irrazionale (vedi sopra).
Ma anche in tempi di incertezza, forse c’è un modo per raggiungere una sorta di certezza.
Un bel respiro profondo.
In primo luogo, consideriamo la possibilità dello scenario peggiore: una guerra commerciale prolungata accompagnata da un rallentamento prolungato della crescita globale.
In questo contesto, ci si aspetta che la Banca centrale europea, la Federal Reserve statunitense e la Banca d’Inghilterra taglino i tassi di riferimento. In questo scenario, come già sottolineato in precedenza, un investitore con un’allocazione al credito a breve termine è probabile che ottenga un extra rendimento incrementale più elevato in futuro, che potrebbe più che compensare qualsiasi variazione dei tassi.
Vale anche la pena di notare che gli investimenti a breve termine sono al riparo dalle incertezze di lungo periodo. In caso di volatilità – causata da disordini geopolitici o da cambiamenti nella politica monetaria come quelli sopra descritti – un investimento nel credito a breve termine può consentire agli investitori di gestire questa volatilità, offrendo al contempo un rendimento potenzialmente più interessante rispetto alla liquidità e ad altre opzioni “rifugio”.
Inoltre, un approccio globale, che prevede il trading in più valute, può anche consentire un elemento di arbitraggio in termini di opportunità che possono presentarsi – tra un Paese e l’altro – per massimizzare i rendimenti complessivi. A livello globale, le politiche monetarie divergono sempre in una certa misura, così come le asset class basate in aree geografiche diverse, e nel breve termine questa divergenza si amplifica (cfr. Figura 2).
Pur non ritenendo che una guerra commerciale in piena regola sia lo scenario più probabile, ricordiamo che la nostra strategia Euro Kurzlaufer presenta le caratteristiche positive sopra descritte. Investita principalmente in credito a breve scadenza denominato in euro (oltre che in dollari e sterline con copertura valutaria completa) in più di una dozzina di Paesi, tra investment grade, sovrani e corporate, offre una terza via che, a nostro avviso, ha il potenziale di consentire agli investitori di superare l’attuale tempesta e di esserne remunerati.
Investire al tempo dei dazi doganali
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