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Che responsabilità abbiamo verso i mercati emergenti?

I rischi ambientali, sociali e di governance (ESG) possono portare a importanti conseguenze finanziarie per gli investitori di lungo termine sui mercati emergenti. L’integrazione di questi rischi nelle nostre decisioni di investimento fa parte dei nostri doveri, per il bene dei nostri clienti e della società.

Per gli investitori di lungo termine sui mercati emergenti, non mancano i problemi etici da considerare, da un’elevata diseguaglianza all’inquinamento, dalla scarsità di acqua alle migrazioni forzate, fino ai cambiamenti climatici. In questo universo di investimento, la mancanza di trasparenza e di comunicazione da parte delle aziende è un elemento piuttosto diffuso. Le società traggono profitti contribuendo in modo negativo al cambiamento climatico, operando con uno scarso rispetto delle norme di sicurezza e favorendo la corruzione. I governi limitano la libertà di stampa, invadono i paesi confinanti e impongono leggi marziali.

In quanto membri della società civile – e nel ruolo di investitori – le sfide che dobbiamo fronteggiare sono concrete. In questi paesi, infatti, ignorare le implicazioni sociali di un investimento nella ricerca di rendimenti non è solo la norma, è obbligatorio. E questo significa che l’esame delle più ampie conseguenze a lungo termine delle decisioni di investimento richiede una speciale legittimazione.

In Hermes, riteniamo che concentrarsi solo sul paradigma legato all’aumento di valore di un investimento piuttosto che sulle altre problematiche sia errato. La rilevanza degli standard ESG è oggi un tema di investimento così forte da essere in grado di sfatare questo paradigma.

Certo, investire per generare rendimenti è importante. Allo stesso modo però, essere azionisti richiede anche una certa responsabilità rispetto ai comportamenti delle aziende, etici o meno. In Hermes crediamo che se beneficiamo degli utili di un’azienda, allora siamo anche responsabili dei problemi che questa può causare. Siamo responsabili nell’assicurare che sia gli utili aziendali sia i nostri non siano ottenuti in modo illecito. Questo significa un lavoro ulteriore nell’analizzare le aziende, comprendere le esternalità, le prassi di governance, gli impatti ambientali, il trattamento dei lavoratori e le ricadute sulle comunità locali.

L’investimento ESG nei mercati emergenti

L’analisi dei rischi ESG combinata alle metriche finanziarie nella valutazione delle azioni è un concetto ancora in evoluzione. Ma sembra stia raggiungendo un punto critico.

La logica che sottende l’investimento ESG sui mercati emergenti è poliedrica. Da un punto di vista sociale, le aziende hanno un numero di obblighi a cui ottemperare nelle aree in cui operano. Questi comprendono l’efficace lotta alla corruzione, il rispetto dei diritti umani e del lavoro, l’integrità nella gestione della filiera, la difesa dei diritti delle popolazioni autoctone, l’operare in luoghi di lavoro sicuri e l’adoperarsi per garantire la salute dei lavoratori.

Nei mercati emergenti, l’impegno sui rischi sociali si concentra generalmente sul tasso di incidenti tra la forza lavoro nell’industria estrattiva, sul monitoraggio delle fonti di materie prime nell’industria tecnologica, sulla trasparenza dei dati degli studi clinici nel settore farmaceutico, sulla tolleranza zero nei confronti del lavoro minorile, su una chiara sorveglianza della filiera per le aziende operanti nei settori dei beni di consumo e delle utility, sulla sicurezza delle popolazioni locali in prossimità delle operazioni nucleari ad alto rischio.

Con riferimento al rischio governance, l’obiettivo è evitare le società a partecipazione maggioritaria statale, che raramente intrattengono rapporti con gli azionisti di minoranza, e le imprese con standard informativi poco trasparenti. In Russia, ad esempio le società petrolifere e del gas hanno investito per sviluppare il programma di Governo, anziché favorire le proprie attività o migliorare i rendimenti per gli investitori.

In molti casi, tuttavia, gli investitori si accontentano di gestori che danno buoni ritorni. Fino a quando i risultati sono buoni, non ci si interroga sulla selezione di azioni “non etiche”, come ad esempio le aziende a partecipazione statale maggioritaria o quelle coinvolte nei settori industriali inquinanti. Si considerano le imprese le cui azioni hanno potenziali conseguenze dannose come una questione di valutazione dei rischi connessi. Ad esempio, gli scarti dell’industria farmaceutica, se non trattati, possono comportare sanzioni e azioni legali, mettendo a repentaglio la reputazione dell’azienda e la sua relazione con la comunità circostante. Ma il sistema giuridico stabilisce ciò che è permesso nel mondo degli affari e penalizza qualunque attività che giudichi negativa per la società.  E gli investitori potrebbero argomentare che queste imprese non stanno facendo nulla di illegale, sebbene stiano danneggiando l’ambiente o le comunità.

La sovraperformance dell’investimento ESG

Ciò che è positivo per le persone e per il pianeta, è positivo anche per gli investitori sui mercati emergenti. In media, gli investitori che danno un valore ai rischi ESG e agiscono sulla base di questi criteri ottengono risultati migliori rispetto a coloro che si posizionano su industrie inquinanti o società a partecipazione statale che escludono le migliori prassi di corporate governance.

Negli ultimi anni la sovraperformance delle strategie ESG è indubbia, con particolari evidenza sui mercati emergenti. Ad esempio, l’indice MSCI Emerging Markets ESG Leaders, che include 416 aziende con solidi criteri ESG, ha ottenuto in modo consistente ritorni migliori rispetto al benchmark MSCI Emerging Markets fin dalla crisi finanziaria globale del 20081.

Le ricerche del nostro team globale azionario hanno inoltre dimostrato che sui mercati sviluppati evitare le aziende che si trovano nel decile più basso della classifica in termini di corporate governance può aggiungere ai ritorni fino a 30bp al mese2.

L’investitore e il cittadino

Gli investitori che prendono a cuore le tematiche ESG tendono ad essere più vicini alla tendenza culturale prevalente della nostra epoca, quindi agendo come proprietari responsabili, gestendo i rischi e impegnandosi con le aziende per affrontare tali aspetti, e sono spesso ricompensati da migliori performance nel lungo termine.

Dobbiamo tuttavia essere consapevoli che molte società dei mercati emergenti stanno ancora apprendendo i concetti ESG. Per questo motivo, incoraggiamo gli investitori a impegnarsi con loro per contribuire a trasmettere la centralità di queste problematiche. Questo dovrebbe contribuire a migliorare i rendimenti e garantire che il pianeta sano in cui hanno lavorato esista ancora quando andranno in pensione.

In Hermes, riteniamo che i rischi ESG siano troppo importanti per essere ignorati. Integrando l'analisi ESG, l'attenzione degli investitori si sposta dall’ottenere una performance superiore in un trimestre alla generazione di rendimenti sostenibili di lungo periodo. Così facendo gli investitori possono collaborare per ottenere un ritorno finanziario rispettando al tempo stesso il benessere del nostro pianeta e degli altri. Questi investitori, tra i quali anche Hermes, cercano un valore a lungo termine non solo per gli azionisti, ma anche per il cittadino.

  1. 1“È ora di dire addio agli indici dei mercati emergenti”, pubblicato dal Financial Times nell’agosto 2017.
  2. 2“Investire in ESG: ti fa sentire bene o fa bene al tuo portafoglio?”, pubblicato da Hermes Global Equities a gennaio 2014.

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